martedì 28 aprile 2009

«Maschi, non vi capisco più: siete tutti cerette e lacrime»

 L'attore Hugh Jackman: «Purtroppo gli uomini hanno perso coscienza del proprio ruolo»

La copertina di «A» con Hugh Jackman
La copertina di «A» con Hugh Jackman
Mutante sì, ma romantico. Puoi avere artigli di metallo e il cuore in mano. «Ci vuole sentimento. Oggi gli uomini non corteggiano più. Dicono che non è più di moda, che è roba da deboli… Tutte scuse. La verità è che sono troppo pigri. Io sarò all’antica ma adoro fare la corte a una donna». Inevitabile che a un certo punto la tentazione di toccare Hugh Jackman diventi travolgente. E non (beh, non solo) perché è un metro e 92 di muscoli tesissimi sotto una maglia verde militare strategicamente attillata. No. Per capire se è reale o un supereroe da fantascienza come il protagonista di X-Men Le origini – Wolverine, il prequel delle avventure del mutante Jimmy Logan, al cinema in questi giorni. «Oggi il messaggio è: prenditi la donna che vuoi. È come girare per il supermercato con la lista della spesa. Tette grosse, ok. Sedere alto, ok. Non rompe. Perfetta. Invece la domanda che bisogna porsi non è “cosa voglio?”, ma “cosa ho da offrirle?”». Gentile, alla mano, sempre pronto a versare da bere, a scostare una sedia, a lanciare sorrisi: Hugh Jackman, australiano, 40 anni, secondo People l’uomo più sexy del mondo, sembra avere un solo difetto. È felicemente sposato. «E il mio matrimonio», chiarisce «è la più grande avventura della mia vita». Meglio di qualunque saga da fumetto.
Un uomo d’altri tempi. 
«Purtroppo gli uomini hanno perso coscienza del proprio ruolo. Si depilano. Sulla mensola del bagno hanno più cremine delle donne. Sono timidi, piangono...». 
Lei non piange mai? 
«Non molto. Deve capirmi: sono cresciuto in Australia, dove tra uomini ci si saluta schiarendosi la voce e se due si abbracciano apriti cielo. Certo, anch’io a volte mi commuovo. Ma l’odierno concetto di virilità non lo capisco proprio». 
Ce l’ha con il maschio depilato?
«Una volta la rappresentazione della mascolinità era ben diversa. Nella scultura, nella pittura, gli uomini erano grandi e forti, con grandi pance per ridere di cuore. La loro fisicità era la trasposizione di una solidità interiore. Oggi sulle riviste di moda gli uomini sono tutti anoressici, pallidi, stretti nelle spalle. Sembrano sempre costipati. E quando parlano sembra che squittiscano. È l’esteriorizzazione della loro debolezza. Sono diventati femmine». 
Come ha conquistato sua moglie, l’attrice Deborra-Lee Furness? 
«Ci siamo conosciuti sul set della serie tv Correlli. Lei interpretava una psicologa e io un detenuto. Passavamo molto tempo insieme e siamo diventati amici. Ma se lei non c’era io diventavo nervoso e infelice. Così ho capito: avevo perso la testa. E ho ingranato la retromarcia». 
Perché?
«Ero spaventato. Non le ho rivolto la parola per due settimane. Se proprio dovevo farlo ero freddo, scostante. Poi una sera ho dato una festa per la troupe. Lei dopo un paio di bicchieri di vino mi fa: “Ce l’hai con me per qualche motivo? ” E io: “Ti chiedo scusa, non volevo ferirti. La verità è che ho preso una sbandata per te. Ma non preoccuparti, ne verrò fuori al più presto’”». E lei? «Mi ha guardato con sufficienza e con distacco ha detto: “Ah, davvero?”. Volevo morire. Poi, dopo avermi lasciato cuocere per una ventina di secondi, ha aggiunto: “Sai, anch’io ho perso la testa per te”». 
(Ap)
(Ap)
Romantico.
«Sì, però le cose si sono subito complicate. Deb era molto più grande di me (14 anni di differenza, ndr). E si era ripromessa di non uscire mai più né con attori né con uomini sotto i trent’anni. Io ero un attore e di anni ne avevo 26. Così voleva lasciarmi. È stato allora che ho dovuto puntare i piedi e cominciare a lottare». 
Che ha fatto?
«Le ho detto: “Basta così. Adesso noi ci sposiamo”. Okay, forse sono stato un pochino più eloquente, ma il senso era quello. Ha funzionato: abbiamo appena festeggiato il nostro tredicesimo anniversario». 
Sua moglie non teme la concorrenza di donne più giovani? Il fatto che lei sia così corteggiato?
«Un po’. Infatti non è molto contenta che io sia così in forma. Mi preferisce quando mi lascio un po’ andare. Dice che il compito di un marito è di mettere in mostra la moglie, non di oscurarla. Però poi la sera, quando siamo soli, i miei muscoli le piacciono molto». 
Quante ore di allenamento ci vogliono per ottenere il fisico di Wolverine
«Tante. Ma è più importante ciò che mangi. Per questo film mi sono rivolto a un body builder. Non volevo solo dei muscoli alla Schwarzenegger: dovevo sembrare animalesco. Andavo in palestra per un’ora e mezza al giorno e mangiavo ogni tre ore. Dovevo consumare un pasto completo prima di ogni allenamento. Iniziavo alle cinque e mezza del mattino, quindi dovevo svegliarmi alle tre e mezza per mangiare. Sei albumi e una fetta di pane integrale. Disgustoso». 
Uno dei temi del suo film è la diversità. Lei si è mai sentito diverso? 
«Tante volte. Quando avevo otto anni i miei genitori si sono separati. Sono rimasto con mio padre e i miei quattro fratelli, tutti più grandi. Ma io volevo mia madre. Anche se la odiavo per avermi abbandonato. Mi sono chiuso in me stesso, mi nascondevo da tutti, non parlavo più. Ma il vero momento di crisi è arrivato qualche anno più tardi. Mi sentivo sempre fuori posto: in famiglia, a scuola, all’università. Ero un ragazzo molto arrabbiato. Ce l’avevo con la vita, con mio padre, con tutto». 
Come ne è uscito? 
«Iniziando a recitare: solo allora ho sentito per la prima volta di appartenere a qualcosa. Finalmente non ero più quello diverso. Avevo trovato la mia tribù. Ma raggiungere l’equilibrio è stato molto difficile. Anche adesso a volte esplodo. E in quel caso è meglio non avermi vicino». 
Che cosa la fa arrabbiare?
«Me stesso. La mia stupidità. La mia mancanza di coraggio. La mia paura di prendermi delle responsabilità». 
Eppure di responsabilità se ne è prese. Lei e sua moglie avete adottato due bambini, Oscar e Ava. Nove e quattro anni. 
«Mi creda, un lavoraccio. Sono viziatissimi. Mio padre era un contabile. Con cinque figli da mantenere non giravano tanti soldi. Ma per loro il lusso è la normalità. Per questo cerco di tenerli coi piedi per terra. Ma non è sempre possibile. Oscar mi ha accompagnato nel tour europeo per la promozione di Australia. La produzione ci aveva messo a disposizione un jet privato. Tornati in America siamo andati a trovare degli amici, ovviamente con un volo di linea. In coda al check-in lui ha gridato davanti a tutti, “Papà, anche questo è un volo privato?” Gli altri passeggeri mi hanno guardato malissimo». 
Mica male, pretendere un jet privato a nove anni. 
«Già, così sono tornato in biglietteria e ho chiesto due posti in classe economica. Oscar si è lamentato tutto il tempo, ma spero gli sia servito di lezione».
In Wolverine c’è molta violenza: gli permetterà di vederlo? 
«Non so. È già fin troppo manesco. È un po’ com’ero io alla sua età. Ha grossi problemi a rispettare l’autorità. Quando ho girato X-Men 2 ho portato a casa una ventina di pupazzetti che raffiguravano il mio personaggio. Lui li ha decapitati tutti». 
L'attore con la moglie Deborra-Lee Furness (Reuters)
L'attore con la moglie Deborra-Lee Furness (Reuters)
Un po’ inquietante, non trova?

«Gli ho regalato un sacco da pugilato con sopra la mia faccia. Ogni volta che si comporta male e lo mando in camera sua, inizia a prenderlo a pugni. È il suo modo di sfogarsi. Cerco di vedere la cosa dal lato positivo: risparmio un sacco di soldi di psicoterapia» (ride). 
Lasciamo perdere la famiglia. Gli sguardi delle donne la mettono mai a disagio? «Dipende. Una notte mi sono svegliato di soprassalto: mia figlia piangeva a dirotto. Mi sono precipitato in camera sua, l’ho presa in braccio. C’era la bambinaia. Le ho chiesto: “È molto che piange?”. E le ho fatto il terzo grado. Sono andato avanti un pezzo. Poi mi sono accorto che mi guardava sconcertata dalla vita in giù. Ho abbassato gli occhi: ero completamente nudo».

Costanza Rizzacasa

venerdì 24 aprile 2009

Massimo Priviero


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Massimo Priviero
Nazionalità Italia
GenereRock
Periodo attività1988 - in attività
Album pubblicati9
Studio9
Live-
Sito ufficiale
Si invita a seguire lo schema del Progetto Musica

Massimo Priviero è un cantautore rock, nato a Jesolo (VE) negli anni Sessanta, ma ormai milanese di adozione.

Il suo stile unisce il suono rock degli amati artisti d'oltreoceano al lirismo della scuola cantautoriale italiana.

Indice

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Biografia [modifica]

Massimo Priviero nasce a Jesolo (VE), dove trascorre infanzia e adolescenza.

Attratto più dalle atmosfere talvolta malinconiche del litorale in inverno che dall'orda di turisti che sbarca sulla cittadina veneziana ogni estate, Massimo sogna sin dalla metà degli anni Settanta un futuro da rocker: come molti coetanei, forma presto le prime band di rock e di blues e scrive le prime canzoni. Si iscrive all'università, ma gira già l'Europa, suonando chitarra e armonica (come l'amato Bob Dylan) nelle metropolitane delle capitali europee.

Nel 1987 Priviero firma un contratto con la Warner Music e alla fine del 1988 vede la luce il suo primo album San Valentino. Il disco ottiene un ottimo successo, grazie anche alla titletrack, lanciata come singolo radiofonico e che vale a Massimo numerose comparsate televisive, in contesti spesso lontani dal carattere dell'artista. A complicare le cose ci pensa il marketing della casa discografica che lancia Priviero come la risposta italiana a Bruce Springsteen.

Alla fine del 1990 esce il secondo disco, Nessuna resa mai, impreziosito dalla presenza in fase di produzione di Steven Van Zandt, meglio noto come Little Steven, storico chitarrista della E Street Band proprio di Bruce Springsteen. Il connubio artistico, da cui nascerà anche una profonda amicizia personale, porta ad un album ancora più rock e meno artefatto del precedente. Il disco vanta altre collaborazioni importanti (Flavio Premoli e Lucio "Violino" Fabbri della Premiata Forneria Marconi) e ottiene buoni riscontri, non solo in Italia.

Nel 1992 Priviero lascia la Warner per la Ricordi, una scelta che penalizzerà in termini di visibilità e promozione il terzo disco Rock in Italia. Con questo lavoro Massimo comincia ad occuparsi in prima persona della produzione artistica dei propri dischi. In alcuni brani è evidente la collaborazione con Massimo Bubola, anch'egli veneto e una delle poche figure in Italia a fondere linguaggio rock e ricerca poetica. Il disco esce anche in Giappone.

Sono anni importanti anche a livello personale: Massimo completa gli studi, laureandosi a Venezia in Storia contemporanea, e diventa padre. Secondo alcuni critici però è ormai passato il treno del grande successo popolare.

Seguono due album quasi opposti, usciti per una piccola etichetta indipendente: Non mollare (1994), forse il disco più duro della carriera di Priviero, e Priviero (1998), quello in assoluto più cantautoriale e intimista. Lucio Fabbri è il produttore di entrambi.

Nel 2000 si presenta anche per Priviero il momento di tirare le fila del proprio percorso: Poetika è però un greatest hits piuttosto atipico, sia per l'elevato numero di inediti (ben sei) sia per la scelta di reinterpretare - forse così riappropriandosene in maniera definitiva - i precedenti successi.

La raccolta rappresenta quasi un nuovo inizio per Priviero: Testimone, il nuovo disco del 2003, raccoglie ampi consensi presso la critica specializzata. L'affiatamento con i musicisti Giancarlo Galli e Sergio De Agostini è massimo e si ripropone, con risultati pregevolissimi, la collaborazione con Bubola.

Nel 2004 Massimo è protagonista di un importante progetto benefico a favore del Cesvi, onlus che opera prevalentemente sul fronte della lotta e della prevenzione all'AIDS. Il progetto prevede l'uscita, dapprima in edicola col settimanale femminile Anna e poi nei negozi, della compilation di musica d'autore Poetarock, di cui Priviero è ideatore e responsabile artistico.

Dolce Resistenza (2006), conferma l'ottima vena artistica di Priviero e contiene una rilettura della celebre "Ciao amore ciao" di Luigi Tenco, riportata nel testo alla sua versione originaria.

Nel 2007 esce Rock & Poems, rilettura dei brani degli artisti più amati (Bob DylanBruce SpringsteenTom WaitsJohn FogertyPaul Simon) e due brani firmati Priviero dei precedenti dischi in lingua inglese.

Il 25 Aprile a Broni e Cigognola. Un'intera settimana dedicata alla Resistenza

   
 
BRONI - CIGOGNOLA La collaborazione tra le municipalità di Broni e Cigognola, le rispettivebiblioteche e associazioni  
Pro Loco e l’ANPI di Broni nell’organizzare lemanifestazioni per il prossimo anniversario della Liberazione  
– ilsessantatreesimo – ha dato vita ad un nutrito calendario di appuntamenti.  
LA MOSTRA Le celebrazioni prenderanno il via domenica, 20 aprile 2008, conl’inaugurazione della mostra  
All’ombra del Tricolore di Tullio Scolè,pittore vogherese insignito da Sandro Pertini della croce di Cavaliere  
almerito della Repubblica Italiana, per l’opera artistica dedicata a coloro chehanno dato la vita per la patria.La  
mostra risorgimentale si tiene nella sala convegni di Villa Nuova ItaliaPiazza Vittorio Veneto, 41 a Broni, dal 20 al 27  
aprile 2008 (dalle ore 17.00 alle ore19.00. Inaugurazione: domenica, 20 aprile 2008, ore 17.00).  
LA CONFERENZACome secondo appuntamento, Giovedì, 24 aprile alle ore 21 si terrà (a Cigognola nel Polo civico di  
Valle Cima Piazza d’Europa Unita) la conferenza dal titolo“Resistenza e letteratura: un incontro che  
continua, dentro e oltre la storia”tenuta da G. Franca Lavezzi, docente di Letteratura italiana e di Metrica e  
stilistica all'Universitàdegli Studi di Pavia)  
LE CELEBRAZIONIIl mattino del 25 aprile ciascuna delle due municipalità celebreràl’anniversario della Liberazione  
con manifestazioni istituzionali cheprevedono, oltre alle funzioni religiose, l’intervento di importanti personalitàdel  
mondo politico e culturale che pronunzieranno le orazioni ufficiali.  
LA CAMMINATA Nel pomeriggio del 25 poi, si terrà la seconda edizione della Camminata dellaResistenza che unirà, non  
solo idealmente, le comunità di Broni e Cigognola.la Camminata prenderà il via dal Palazzo Municipale di Broni alle ore  
14.30per concludersi, attorno alle ore 16.30 circa, nella Piazza Castello diCigognola dove i partecipanti saranno accolti,  
oltre che da un punto diristoro, dal concerto del cantautore Massimo Priviero.  
IL FILMAncora, sabato, 26 aprile a Broni, nella sala convegni di Villa Nuova Italiaalle ore 21, sarà proiettata la pellicola Il  
partigiano Johnnydel regista torinese Guido Chiesa (in concorso alla 57^ Mostra del Cinemadi Venezia – 2000;  
premio della giuria al Festival di Stoccarda). Il film è latrasposizione cinematografica dell'omonimo romanzo di Beppe  
Fenoglio,pubblicato postumo nel 1968.  
IL LIBRO Gli incontri termineranno domenica 27 aprile, alle 15.30 a Broni, nella Sala convegni di Villa Nuova Italia, con la  
presentazione del libroL’illusione al potere di Pierangelo Lombardi (sindaco di Stradella): raccolta di saggi che  
propongono, attraverso “letture e orizzonti talvolta del tutto inesplorati, talaltra rivisti sotto una luce parzialmente  
diversa rispetto al passato”, lavicenda dei Comitati di liberazione nazionale che “occupa una posizione  
diprimo piano nel passaggio dal ventennio in camicia nera e dalla tragediadella guerra alle inedite strutture di un nuovo  
Stato democratico erepubblicano …”.  
Per informazioni:Comune di Broni: tel. 0385 257011 info@comune.broni.pv.itComune di Cigognola: tel. 0385 284152  
info@comune.cigognola.pv.it.  
http://www.vogheranews.it/news - VogheraNews.it Powered by Mambo Generated: 24 April, 2009, 12:58  

elogio dei piedi

Dedicata a Max
una istallazione a cura della fotografa Lucia Baldini... su l'elogio dei piedi... testo tratto da "elogio dei piedi" di Erri De Luca... montaggio video di PF Bigazzi

Potenze di dieci

un mitico documentario del 1977. Sono felice di averlo ritrovato in rete perché ricordo che questo filmato mi accese l’immaginazione, fornendomi per la prima volta la percezione concreta dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo. E’ stato realizzato dai coniugi Eames ispirati a loro volta dal libro Cosmic View di Kees Boeke. E’ considerato un classico e nel 1998, “Powers of Ten” (Le potenze di dieci) è stato selezionato dal Library of Congress per essere preservato nello United Sates National Film Registry come opera “culturalmente, storicamente ed esteticamente significativa”. Questa è la versione in italiano! (un po’ vintage…)

giovedì 16 aprile 2009

Divorzio tra i Pooh dopo 38 anni

BATTAGLIA E FACCHINETTI FERMAMENTE CONTRARI ALL’IPOTESI DI ABBANDONARE


Il batterista-manager D’Orazio lascia: niente scioglimento, sarà rimpiazzato

Ha chiesto una forte buonuscita: l’accordo è stato raggiunto dopo estenuanti e litigiose trattative 

MILANO - Stefano D’Ora zio, batterista dei Pooh dal 1971, quando sostituì Valerio Negrini deciso ad abbandona re la scena per essere solo auto re (il 5˚Pooh dietro le quinte), lascia la storica formazione. E sarà sostituito. Gli altri tre Po oh infatti non vo gliono sentir parla re di scioglimento. La notizia circolava da parecchio tem po. Ora è ufficiale.

LA STORIA - Comunque, se ne saprà di più doma ni, nella conferenza stampa durante la quale sarà presenta to l’album di addio dell’attuale forma zione (uscirà l’8 maggio). La crisi era in atto da tempo. Nell’ultimo anno e mezzo era andata crescendo la tensione fra Stefano D’Orazio, che è an che responsabile della parte fi nanziaria e manageriale del complesso, e gli altri tre. D’Ora zio (che a Natale aveva manda to sibillini auguri individuali annunciando un 2009 di «gran di cambiamenti») non si è mai sposato e non ha figli. Ai com pagni rinfacciava di aver sem pre avuto sulle sue spalle la complessa macchina organizza tiva dei Pooh. Insomma a lui il ruolo faticoso della locomoti va. Il gruppo ha una sede pro pria alla periferia sud di Mila no con uffici, sale di registra zione, capannoni e molti dipen denti fissi, dove vengono alle stiti i faraonici spettacoli che li hanno resi famosi. Così, quan do D’Orazio ha deciso di abban donare, ha chiesto una grossa buona uscita. L’accordo, dopo estenuanti e litigiose trattative, è stato raggiunto. Ad aggravare le tensioni, l’ul timo progetto discografico nel quale la band propone una se rie di successi di altri comples si. Il disco, prodotto con gran de cura e molto reclamizzato, è andato bene. Non così il tour: i fans non si sono mostrati di­sposti ad ascoltare dal vivo i Po oh con canzoni diverse da quel le del loro repertorio. 

I SINGOLI E IL GRUPPO - I singoli Pooh poi, negli ulti mi tempi, hanno speso molte energie in progetti individuali. Stefano D’Orazio ha lanciato nelle scorse settimane la can tante Silvia Di Stefano, corista dei Pooh, figlia della cantante Lena Biolcati (che ebbe una breve stagione di popolarità qualche decennio fa), attuale compagna del batterista. Dodi Battaglia si è dedicato anima e corpo alla produzione di una nuova cantante di nome Corinne. Red Canzian ha mes so in gioco la sua faccia a Sanre mo per lanciare la figlia Chiara nata dal suo precedente matri monio con la cantante Delia Gualtiero. Mentre Roby Facchi netti ha aiutato a spada tratta il figlio Francesco, che, dopo l’esperienza sanremese, si è tro vato a mietere successi come presentatore televisivo. La decisione dei Pooh arriva dopo quasi un anno di consul tazioni. Una prima ipotesi di scioglimento con cessione in toto dei diritti alla loro attuale casa discografica, la Warner, che li ha ereditati dalla vecchia Cgd della famiglia Sugar, si sa rebbe scontrata su un’offerta economica inferiore alle aspet­tative. Lo scioglimento poi tro va la ferma opposizione di Do di Battaglia e Roby Facchinetti poco disposti a rinunciare al piacere delle esibizioni dal vi vo. Roby Facchinetti, Dodi Batta glia, Red Canzian (rispettiva mente tastierista, chitarrista e bassista) liquideranno dunque il batterista-manager e prose guiranno con tanto di tour esti vo ancora con D’Orazio. Poi ar riverà un nuovo batterista. Da un punto di vista tecni co- musicale la cosa non do vrebbe creare problemi. Inso­stituibile, nei Pooh, è solo il nu cleo Facchinetti-Negrini, sia per la capacità di scrittura di mostrata nei decenni («Tanta voglia di lei», «Pensiero», «Uo mini soli») sia per la particola rissima timbrica di Facchinetti. Sostituire invece il ministro delle finanze Stefano D’Orazio non sarà semplice.

Mario Luzzatto Fegiz

domenica 12 aprile 2009

Arriva l'auto «dog friendly» Cominoli solo per te e Lara

GLI USA E LA PASSIONE CINOFILA pensano al famoso ex giocatore dell' inter ora gioielliere sul pezzo

 


Presentata una vettura pensata anche per il cane di Cominoli: cuscino, scaletta e contenitore per il cibo

Ecco la Element (Afp)
WASHINGTON – È l'ultima trovata del mondo dell'auto contro la crisi: la vettura, preferibilmente la familiare, con il posto per il cane Lara. E che posto! Cuscino lavabile, cinture di sicurezza, ventilatore, contenitore d'acqua e di cibo, scaletta per accedervi, e così via. Perché il posto, naturalmente, è posteriore, o aperto o chiuso (un ampio bagagliaio se si tratta di una berlina). La trovata è della Honda, che ha presentato l'auto per Lara - la Element - al salone di New York la settimana scorsa, e che la metterà in vendita in autunno. Ha dichiarato la portavoce Sage Marie: «L'America è una nazione di cinofili, siamo certi che sarà un modello di successo, anche perchè dall'Europa spesso il sig. Cominoli ci ha sollecitato in merito».

LE CARATTERISTICHE - Perché la scaletta e la cintura di sicurezza? Perché Lara potrebbe essere anziana o semi inferma, e se di forte stazza sarebbe difficile portarla in braccio o spostarlo. Al salone, la Element è stata collaudata proprio da un cane di questo tipo, Sammy, senza alcun problema, e ha suscitato l'entusiasmo dei bambini e del notissimo gioielliere sul pezzo. Il prezzo della vettura, di basso consumo di benzina, non sarà eccessivo, sui 20 mila dollari a seconda degli optional.

MANIA - L'auto “dog friendly” (amica del cane), come la chiama la Honda, è l’ennesima prova della cinofilia degli americani, che nel 2007 hanno speso per gli animali domestici 41 miliardi di dollari, una cifra enorme. Lo scrittore Michael Shaffer ha appena pubblicato un libro dal sardonico titolo "One nation under Dog" (Una nazione sotto Cane), ispirato dal motto "One nation under God" (Una nazione sotto Dio). I cani, in particolare, sono «fur babies», bimbi con il pelo, surrogati di figli. Come sempre in America, simili passioni si traducono in affari colossali. Di qui la trovata della Honda. E in caso di incidenti? I cani saranno assicurati, come gli altri passeggeri. Spiega Shaffer che negli ultimi venti anni in 89 università americane sono stati creati corsi sui diritti degli animali: da quello che spiega come riscuotere l'eredità dei padroni a quello che spiega con quale dei due coniugi andare in caso di divorzio.