domenica 16 maggio 2010

Omega Speedmaster Moonwatch: mito intramontabile


Ancora oggi lo Speedmaster Professional, referenza 3570.50, è uno degli orologi sportivi più apprezzati. Monta il calibro 1861 (su base Lemania 1874), movimento meccanico a carica manuale, installato in una cassa in acciaio di 42 mm di diametro e 14,5 di spessore. Sue caratteristiche principali la funzione di cronografo gestibile attraverso i pulsanti a pompa con l’ulteriore indicazione, sulla lunetta, della scala tachimetrica per la misura della velocità media oraria. Il vetro è in esalite, il bracciale (la versione più apprezzata) in acciaio con chiusura deployante.
Bello da ammirare, di un fascino straordinario, deve il suo successo indiscusso alla grande qualità e, fattore tuttosommato strano per un orologio così importante, un ottimo rapporto qualità prezzo. Per un mito senza tempo, con una storia così avvincente e una qualità così platealmente manifesta, 2.200 euro (catalogo) sono davvero ben spesi!
Negli ultimi anni il suo successo è stato confermato dalle numerose varianti: con movimento automatico certificato COSC (il Broad Arrow), con datario e fasi di luna (calibro 1866), dedicato al pilota Michael Schumacher, al delicato polso femminile o in versione Racing con quadrante in fibra di carbonio.

Omega Speedmaster
Caro Orekkiuto,
il movimento dello Speed automatico è una sorta di mito dell’orologeria contemporanea, il famoso ETA/Valjoux 7750, 25 rubini, riserva di carica di circa 45 ore, funzionante a 28800 alternanze/ora, regolazione della spirale a vite micrometrica, e dotato di sistema antiurto incabloc; le finiture sono cotes de geneve sul rotore, e platina e ponti a perlage. Si tratta di un movimento di indubbia affidabilità, ulteriormente rifinito e messo a punto dalla casa, con una spirale di prima qualità, tanto da meritarsi, nei modelli di produzione più recente, la patente di cronometro (COSC). Il movimento che anima invece lo Speed meccanico, e con tale aggettivo credo intenda il manuale, cioè il Moon, è un derivato dal calibro Lemania 1874, montato su 17 rubini, e ribattezzato Omega 1861, le cui principali caratteristiche sono 21600 alternanze/ora, regolazione della spirale a vite micrometrica, riserva di carica di circa 48 ore; da notare che le versioni più complicate dello speed, come il fasi luna, hanno il freno per l’arresto del cronografo in acciaio, mentre il tradizionale Moon lo ha in del rin, una sorta di materiale plastico resistente. Il movimento Valjoux è senz’altro molto robusto (ho potuto sperimentare ciò che dico sul mio seamaster chrono diver, che monta proprio tale movimento, e che dal 2001 è ancora perfetto), si può dire che è certamente il più diffuso, essendo montato su un gran numero di cronografi di svariate Maison, e questo la dice lunga sulla qualità del movimento in questione. Più puro, quasi indistruttibile, ma meno comodo, è il Lemania 1874 che anima lo Speed Moonwatch.
Se ti prendi quest’ultimo, avrai un pezzo di storia al polso, un mito, appunto, con tutte le valenze emozionali che può dare un orologio indossato sulla luna, senza contare il fascino vintage che può trasmettere un vetro di plexi che protegge il quadrante di un siffatto segnatempo. Ma se sei un tipo pratico, dinamico, e il tissot t-touch che indossi di solito non può che confermare quest’impressione, allora potresti prendere uno Speed automatico, magari un Broad Arrow, magari con il quadrante Moon-look, animato da un movimento certamente superiore ai due su indicati, il Frederic Piguet 3303, con smistamento delle funzioni cronografiche tramite ruota a colonne, rifinito dalla stessa omega. Una meraviglia di orologio, quantunque assai più caro.